La Sicilianità

Per molto tempo le tradizioni popolari, frutto di una cultura millenaria e dell'uso di una lingua comune, il siciliano, sono rimaste vive, più nei paesi che nelle grandi città.
Tali tradizioni, particolari e a volte pittoresche, sono state la causa per cui, nel corso dei secoli, si è creato uno stereotipo tradotto nel termine sicilianità, intendendo con esso una sorta di particolarità e di differenziazione del carattere isolano rispetto a quello delle regioni confinanti.
Molti autori hanno rimarcato spesso un tratto comportamentale comune dei siciliani: l'alto senso della famiglia e dell'onore, il rispetto per la donna e per la femminilità, l'attaccamento alla propria terra, la teatralità dei gesti e degli atti e inoltre il senso dell'accoglienza ma anche la diffidenza. Tutto ciò fa sì che alcuni studiosi considerino il popolo siciliano come un'etnia a parte, tenendo in considerazione la cultura e gli aspetti della vita quotidiana tanto diversi dal resto d'Italia.
È diffusa l'abitudine alle grandi tavolate per pranzo o per cena, soprattutto in estate.
Gli orari sono spostati un po' più avanti rispetto al nord, arrivando a pranzare anche alle due di pomeriggio e cenare verso le nove-dieci nella bella stagione. Si tende a trattenersi un po' di più a tavola anche dopo avere consumato la cena. 
Il forte sentimento di appartenenza alla Sicilia, nei paesi d'emigrazione, ha prodotto la nascita di numerose comunità di immigrati siciliani e spesso ha suscitato forti ripercussioni razziste, oggetto di discriminazione mediante stereotipi alimentati anche da film famosi e o da serie televisive. Frequente è l'accostamento alla criminalità mafiosa, quasi sinonimo di sicilianità, fino al razzismo vero e proprio.

Tradizioni e folklore

Una parte fondamentale della tradizione siciliana riguarda i racconti orali, raccolti nell'Ottocento da Giuseppe Pitrè nella Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane. Si va dai cunti, alle fiabe, ai proverbi, agli scioglilingua. Il personaggio stereotipato di Giufà è il protagonista della maggior parte dei racconti che terminano con una morale.
Le tradizioni popolari sicule sono numerose e multiformi, poiché vi s'impressero non poche e divergenti colonizzazioni. Ciascuno di codesti influssi si esercitò sulla locale etnia in modo più o meno generalizzato, amalgamandosi e scontrandosi di volta in volta con le tradizioni preesistenti, a cominciare da quelle autoctone.
Per ciò che concerne l'architettura spontanea osserveremo che essa rientra pienamente nell'orizzonte dello “stile mediterraneo”, tipico di tutto il Mezzogiorno. Qua e là, tuttavia, s'individuano anche agglomerati o singoli edifici a forma di trulli.
Due parole vanno infine espresse sui costumi popolari. Anche in questo settore si hanno riscontri abbastanza evidenti con le altre regioni del meridione della Penisola. L'abito femminile, infatti, per foggia e colori rassomiglia a quelli della Calabria e della Sardegna, variando ovviamente secondo le età e le occasioni. Lo stesso può dirsi per il costume maschile, più severo e caratterizzato da larghe fasce colorate in funzione di cintura.

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Opera dei Pupi e il carretto siciliano

Nel 2001 si annovera l'iscrizione tra i Patrimoni Orali e Immateriali dell'Umanità da parte dell'UNESCO dell'Opera dei Pupi (primo Patrimonio italiano ad esser inserito in tale lista), il teatro delle marionette siciliano.
Grazie ai cuntastori, i pupi, che rappresentano i personaggi del ciclo carolingio, mettono in scena le storie della Chanson de Roland, dell'Orlando furioso e della Gerusalemme liberata.
Il personaggio principale è il cavaliere Orlando, ma vi è anche spazio per Rinaldo, Angelica e altri.
Culla dell'Opera dei Pupi è Palermo dove sono presenti numerosi teatri oltre ad un museo ed una scuola famosa come quella della famiglia Cuticchio ed in particolare di Mimmo Cuticchio.
Altro importante centro è Acireale, cittadina barocca, che vide fiorire quest'arte grazie ai numerosi maestri pupari, fra cui il celebre Emanuele Macrì, a cui è dedicato l'omonimo museo-teatro dove, quotidianamente, è possibile assistere alle rappresentazioni dei maestri pupari.
Per quanto riguarda taluni aspetti della cultura ergologica, ben noto è il tipico carretto isolano ad alte ruote, solitamente intagliato e dipinto con scene che s'ispirano alle vicende cavalleresche, narrate dai cantastorie e dall'Opera dei Pupi.  

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Le feste isolane

Le feste religiose cattoliche rivestono una grande importanza all'interno del folklore siciliano.
Tra le feste più rappresentative si possono menzionare: la Festa di Sant'Agata (riconosciuta Bene Etno Antropologico Patrimonio dell'Umanità) della Città di Catania, la Festa di Santa Rosalia a Palermo, la Festa di Santa Lucia a Siracusa, la Festa in onore ai Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino a Lentini, la processione dei Misteri a Trapani, la Festa della Madonna della Lettera a Messina, quella della Settimana Santa a Caltanissetta, la festa di Santa Barbara a Paterno',quella di San Giorgio a Ragusa Ibla e le processioni del Venerdì Santo a Enna, la processione vivente della passione a Marsala.
Tra le Feste laiche il Carnevale è festeggiato in Sicilia con manifestazioni tra le più belle e caratteristiche a livello nazionale al punto da partecipare anche al Carnevale di Viareggio; particolarmente note sono quelle di Paternò, Valderice, Acireale, Misterbianco, Sciacca, Palazzolo Acreide, Termini Imerese ed il carnevale di Regalbuto, alte espressioni di folklore popolare e di spensieratezza.

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Cibi...profumi e sapori di diverse culture!

La cucina siciliana fa parte di una cultura gastronomica regionale complessa ed articolata, che mostra tracce e contributi di tutte le culture che si sono stabilite in Sicilia negli ultimi due millenni.
Dalle abitudini alimentari della Magna Grecia alle prelibatezze dei "Monsù" delle grandi cucine nobiliari, passando dai dolci d'età araba-normanna e dalle frattaglie alla maniera ebraica: tutto contribuisce a rendere varia la cucina siciliana. 
La lista dei prodotti tipici è lunghissima. Ogni provincia, e, in molti casi, ogni comune, ha una sua specialità e anche i nomi degli stessi alimenti variano di zona in zona.
È universalmente conosciuta la granita siciliana come prodotto comune a quasi tutte le province e pregiato nelle zone del catanese e del messinese.
Meno conosciute sono altre due bevande dall'aspetto di latte: l'orzata (dolce) e il latte di mandorla (dolce-amaro).
Tra i prodotti salati, sono molto diffusi quelli presenti nella cosiddetta tavola calda o rosticceria, con gli arancini di riso, diffusi in tutta la Sicilia, come punta di diamante di questa categoria.
Tipiche del palermitano sono le panelle, le crocché (crocchette di patate), il pani ca meusa (pane con la milza), frittola (frattaglie elaborate e lessate), le rascature (mix di crocchè e panelle), lo sfincione (pizza doppio strato) e le stigghiola (budella di agnello arrostite).
Del messinese invece i rustici, tra cui il pidone e l'arancino dalla caratteristica forma a punta, e la focaccia messinese.
Ci sono poi molti piatti legati alle melanzane, come la caponata, la parmigiana e la pasta alla Norma e i scacci, focacce di grano duro con ripieno a base di prezzemolo, oppure cavolfiori o pomodori, vere e proprie torte salate.
Anche il pesce, in molte varietà, è un alimento importante della cucina siciliana e in questo settore molto famoso è il pesce stocco alla messinese.
Tipico del trapanese è il cuscus piatto principale della tradizione gastronomica del sud del Mediterraneo, ma contrariamente al resto dei paesi del Maghreb, dove invece è di solito a base di carne, è preparato con il pesce.
Tra i dolci tipici della regione non sono da dimenticare i cannoli, la cassata classica (meno dolce nella versione messinese) o al forno, la pignolata messinese, il "Taganu d'Aragona" e la torta Fedora tipico dolce spruzzato di cacao in polvere.

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La Pesca

La pesca costituisce una risorsa preziosa per la Sicilia, che è la prima regione italiana per quantità di prodotto catturato, per consistenza di flotta (33% della flotta peschereccia italiana) e numero di pescatori impiegati.
Molti sono i porti con estese flotte di navi pescherecce; tra questi il più importante è quello di Mazara del Vallo, il primo d'Italia con 269 imbarcazioni da pesca.
Sono importanti anche quello di Trapani, Scoglitti, Sciacca e Porticello, che superano i 130 motopesca iscritti nel compartimento.
Altri porti sono il porto di Licata, Porto Empedocle, Marsala, Pozzallo, Lampedusa, Catania, Portopalo.
Si pescano, oltre al pesce spada nella zona dello stretto di Messina, anche il tonno, le sardine, le alici e gli sgombri, ovvero il pesce azzurro tipico del Mar Mediterraneo, che consente di fornire all'industria conserviera la materia prima necessaria alla produzione del pesce in scatola e del pesce affumicato.
Nel trapanese e a Marzamemi si produce la bottarga, che viene esportata anche all'estero.
A Mazara del Vallo ma anche in altre zone marine della costa mediterranea della Sicilia, si pratica l'allevamento di pesci come spigole, orate, tonni; a Ganzirri, nella zona nord di Messina, quello di ostriche e mitili.
Inoltre a Trapani sono ben note le saline da cui sin dall'antichità si produce finissimo sale marino.

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La Frutta

Ben nota è la coltura degli agrumi, i cui centri più importanti sono Mazzarrà Sant'Andrea, Francofonte, Lentini, Paternò celebre per la sua arancia a polpa rossa, Ribera, Scordia.
Qui si producono arance, limoni, mandarini, mandaranci, bergamotti, cedri e pompelmi di grande pregio.
La frutticoltura siciliana annovera fra i suoi prodotti i fichi d'India, angurie, kaki, nespole e susini che danno luogo a produzioni specifiche di qualità quali l'anguria di Siracusa, i kaki di Misilmeri, le nespole di Trabia e il susino sanacore.
Tra la frutta secca spiccano per qualità le mandorle, le nocciole ed il pistacchio - pregiato quello di Bronte - che sono alla base di molti prodotti dolciari.
Un importante contributo viene anche dalla coltivazione intensiva di specie, una volta esotiche, come il kiwi di eccellente qualità e perfino di mango, nella zona di Fiumefreddo.
La ciliegia rossa dell'Etna coltivata nel comprensorio di Giarre, il limone Interdonato della Messina jonica, il limone di Siracusa, il melone di Pachino e il pistacchio verde di Bronte sono prodotti a denominazione di Origine Protetta - Protezione Transitoria Nazionale con decreto ministeriale.
Uno dei frutti più tipici è il "kaki" (in italiano caco o loto). Famosa per i suoi kaki è Misilmeri.
Un'altra peculiare produzione siciliana è quella delle sbergie. Questo frutto, dolce e profumato, costituisce un endemismo che trova diffusione solo nella valle del Niceto. 

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Vini e liquori

La tradizionale coltivazione della vite consente la produzione di ottimi vini, sia rossi sia bianchi, che sono sempre più conosciuti ed apprezzati in tutto il mondo.
La produzione ha avuto una svolta decisiva a partire dagli anni novanta, quando l'impiego di nuove tecniche enologiche e i finanziamenti pubblici hanno favorito la rinascita dei vini siciliani, già famosi in epoca romana, e la loro affermazione a livello internazionale delle sue D.O.C. e la nascita della D.O.C.G.Cerasuolo di Vittoria.
Tra i vitigni autoctoni più noti si annoverano i "rossi", come il Nero d'Avola, il Nerello Mascalese, il Frappato, il Nerello Mantellato, il Nerello Cappuccio, il Perricone e il Nocera, ed i "bianchi", tra i quali il più noto è indubbiamente il Bianco D'Alcamo, l'Insolia, il Grillo, il Catarratto, il Grecanico, il Carricante, la Minnella Bianca, il Moscato di Pantelleria detto anche Zibibbo e la Malvasia delle Lipari.
Si coltivano e si imbottigliano inoltre, con notevoli risultati qualitativi, anche lo Chardonnay, il Sauvignon, il Merlot, il Syrah, il Cabernet, il Petit Verdot, il Pinot Noir e altre varietà alloctone.

La nascita nel 1773 del Marsala come vino liquoroso è incentrata sulla figura del commerciante inglese John Woodhouse. Il Marsala è stato il primo vino DOC della storia vinicola italiana.
Dopo che per decenni il vino siciliano è stato utilizzato come vino da taglio per i vini francesi e piemontesi, per la forte gradazione alcolica, a partire dagli anni '60 l'affinarsi delle tecniche di vinificazione ha portato all'istituzione di numerosi vini a denominazione d'origine controllata. La sola provincia di Trapani produce il 10% del vino italiano.

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La tradizione siciliana

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Le tradizioni siciliane
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