La cultura creola delle Seychelles

Le Seychelles sono un piccolo Paradiso perso nell’Oceano Indiano: oltre cento isole che contano solo novantamila abitanti, dove l’armonia e l’allegria regnano sovrane.
Dagli Europei furono scoperte solamente nel 1609 quando una nave della Compagnia britannica delle Indie Orientali, sulla rotta per l’India, fu costretta da una tempesta a cercare rifugio in una baia di una delle tante isole, disabitata ma ricca di acqua e di cibo.
Dopo allora, l’arcipelago fu covo di pirati, prima, e colonia francese e britannica, dopo.
Oggi le Seychelles sono un crogiolo di culture e tradizioni, che ne fanno il Paese dell’armonia.

I primi abitanti che vi si stabilirono erano gli schiavi al seguito dei colonizzatori europei francesi ed inglesi.
Presenti, per il ruolo strategico e commerciale, anche indiani e cinesi che oggi, insieme alle altre etnie, hanno dato vita ad una popolazione creola.
La lingua più diffusa è difatti il creolo anche se conosciute e parlate sono l’inglese ed il francese.
Date le sue origini prevalentemente europee la religione maggiormente professata è quella cristiana a maggioranza cattolica, anche se sono presenti minoranze protestanti.
Oltre le feste di ambito religioso, che coinvolgono tutta la popolazione, un ottimo momento di aggregazione e di spinta culturale è dato dal Festival Creolo che si tiene solitamente ad ottobre.
Questo evento viene organizzato per rafforzare la giovane identità culturale delle isole e diffonderne l’arte, la danza e la musica.

Folkore delle Seychelles: un patrimonio da preservare

Nella musica, danza e letteratura seychellese sono presenti influenze africane, europee e asiatiche.
I ritmi africani sono evidenti nelle danze Moutia, Sokoué e Sega.
La Moutia e la Sega, in particolare, hanno origini che risalgono ai tempi della schiavitù: mentre gli uomini raccontavano le fatiche della giornata, le donne si univano con danze e canti.
Oggi i danzatori uniscono alla tradizione anche la satira.
La danza Sokoué, invece, assomiglia ai balli africani; i ballerini infatti indossano maschere che raffigurano uccelli, animali e alberi.
Passeggiando per le vie di Victoria o pranzando sulla spiaggia, è facile sentire le note allegre della musica locale.
Sulle prime, le note ricordano terre molto lontane da qui: è reggae e sembra di essere ai Caraibi.La somiglianza evidente tra la musica delle Seychelles e il reggae ha fatto sì che, fuori dalle isole, alcuni artisti l’abbiano usata per creare suoni ibridi.
Uno dei massimi esponenti di questo suono è Mersener, un gruppo che fonde liberamente reggae, pop e sega in un vibrante mix apprezzato da molti giovaninel mondo.

Carnevale di Victoria

Da sei anni a questa parte, le Seychelles e la capitale Victoria, in particolare, sono protagoniste di un evento internazionale sempre più atteso: il Carnevale Creolo.
Quest’anno è stato inaugurato alla presenza del presidente della repubblica James Michel in una serata all’insegna dello spettacolo e dell’allegria.
Sul palco sono saliti grandi performer tra cui le conturbanti ballerine brasiliane, il mimo trasformista cinese e la travolgente musica dei Paesi Africani.
Si tratta di un appuntamento importante per il risvolto culturale: qui infatti si incontra tutto il mondo in un clima di festa e collaborazione. Il giorno successivo la grande festa d’inaugurazione, si svolge la parata con tutti i carri.
La musica rimbomba nell’aria e il sole cocente non dà tregua, ma qui pare che nessuno ci faccia caso.
Il clima di festa è travolgente e il profumo dello street food che proviene dai tanti banchetti sistemati nelle piazze è invitante.
Anche quest’anno, non è la prima volta infatti, ha vinto il carro di Notting Hill ma, per me, avrebbero meritato di più gli scenografici costumi dell’Indonesia, tutti oro e frecce che facevano assomigliare chi li indossava a un supereroe, o la simpatica coppia dall’India, che trottava su due cavalli di stoffa colorata dall’alto dei loro trampoli.
Anche l’Italia ha avuto una rappresentanza a dimostrazione che, mai come in altro posto, tutto il mondo si incontra su queste piccole isole. Per quattro giorni Victoria si trasforma in un polo multiculturale dove un folle carosello di colori rende la piccola cittadina capitale della tolleranza e del caos, per poi tornare, placida, a crogiolarsi al sole dell’Equatore.

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